sabato 16 febbraio 2008

E INVECE


E invece


E invece la terra si fa sempre più orrenda
il tempo è malato
i fanciulli non giocano più,
le ragazze non hanno più occhi
che splendono a sera.

E anche gli amori non si cantano più
le speranze non hanno più voce.
I morti doppiamente morti.
Al freddo di queste liturgie
ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.

Tempo è di tornare poveri,
per ritrovare il sapore del pane
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva
e non chiedere nulla.

David Maria Turoldo




2 commenti:

claude ha detto...

Questa poesia è bellissima...credo anche io che il nostro tempo sia avvelenato e che dobbiamo tornare alle cose semplici di un tempo...a gioire degli eventi della giornata anche i più banali...a respirare e sentire il nostro corpo che vive...a sorridere e regalare sorrisi...ad avere fiducia...

Cicabuma ha detto...

Ciao Claude... benvenuto!!!
Grazie per il tuo commento così bello e poetico.
Un abbraccio
Francesca